Barbi's profileBarbiPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
July 05 ...per chi si sente gabbiano Jonathan o per chi sogna di "volare"..."...Ma il gabbiano Jonathan Livongston-che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentare la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo-no, non era un uccello come tanti.
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che delle nozioni elementari:gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volar non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra cosa al mondo, a jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietri i suoi esperimenti, quali suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando...E il gacbbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere...
Imparò dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuoricosta, e coprire così un centnaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava...mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stavano appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia...
Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui per lui, visse contento, e visse molto a lungo..."
June 12 no al nucleare
Greenpeace Bari: NO al nucleare sovietico di ENEL
Sei proprio sicuro di volere nuove centrali nucleari?
Roma, Italia — Questa mattina attivisti di Greenpeace "in giacca e cravatta" hanno consegnato un regalo a Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, in occasione dell'assemblea degli azionisti del Gruppo. All'interno dell'assemblea, Fondazione Culturale Responsabilità Etica - con il sostegno di Greenpeace e CRBM (Campagna per la riforma della Banca Mondiale) - è intervenuta per portare all'attenzione degli investitori un documento di forte critica alla politica energetica di Enel pro carbone e pro nucleare. In Italia Enel ha intenzione di arrivare a coprire il 50% della propria produzione elettrica da carbone, il combustibile con le più alte emissioni di gas serra. La sola conversione a carbone della centrale di Civitavecchia comporterà l'emissione in atmosfera di oltre 10 Mt di tonnellate di CO2 ogni anno, mentre il Paese dovrebbe ridurle di 100 Mt al 2012 per rispettare gli obiettivi di Kyoto. Greenpeace critica fortemente anche la decisione di riversare 1,9 miliardi di euro nel completamento di due pericolosi reattori nucleari sovietici... http://www.greenpeace.org/italy/news/azionariato-critico May 06 Persepolis
< Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià. April 14 film: INTO THE WILD...DA VEDERE ASSOLUTAMENTE
Into the wild è la libera trasposizione del libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme" diventato un classico della sottocultura urbana. Dalla lettura del libro, Sean Penn ha dovuto aspettare ben dieci anni prima di ottenere i diritti. Questa incredibile pazienza testimonia una testarda sensibilità che è unica nel panorama cinematografico di oggi. Sono due gli elementi che hanno guidato Penn nel doppio binario della regia e della sceneggiatura. Il tema della fuga ma soprattutto quello dell'inseguimento di un qualcosa che faciliti la conoscenza di sé. Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà, la pellicola racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia a tutte le sue sicurezze materiali per immergersi all'interno della natura selvaggia. Il forte trasformismo di Emile Hirsh facilita per lo spettatore un'istantanea immedesimazione in una figura tormentata che non viene dipinta né come giovane avventuriero né come idealista ingenuo. La maestria con cui Penn miscela tematiche così diverse e complesse è unica. Il fascino della selvatichezza dell'ambiente, le difficoltà dei legami di sangue, l'individualismo contro il bisogno di amore e le contraddizioni dell'idealismo nelle sue spinte critiche ma anche arroganti. Il film ha una valenza politica nonostante questo non sia l'intento di base. Alle volte, si trasforma in un vero e proprio atto di fede il cui credo fugge da tutto ciò che è religioso in senso stretto per trovare sfogo in una dimensione che è solo e unicamente personale. Tutti le persone che Chris incontrerà lungo il suo peregrinare oltre a colmare un vuoto familiare, fonte di profonde sofferenze, amplificano l'idea di un percorso a stadi funzionale a liberarsi da qualsiasi dipendenza da ogni tipo di comfort e privilegio. L'acquisizione della saggezza avviene quasi per osmosi attaverso la spontaneità e la profondità degli incontri fatti. Ancora più maturo e disinvolto nel lavoro registico, Penn gioca di forti contrasti nell'alternare gli ampi spazi dei diversi paesaggi mostrati al costante senso di vuoto del ragazzo che risulta essere una pura estensione dell'enormità della natura. March 20 Buona Pasqua a tutti!!!March 13 FILM: CARAMELA Beirut, alcune donne lavorano in un istituto di bellezza: Layale (Nadine Labaki), innamorata di un uomo sposato, Nisrine (Yasmine Al Masri), che sta per sposarsi e non sa come dire al futuro sposo che ha già perduto la verginità, Rima (Joanna Moukarzel), che non riesce ad accettare di essere attratta dalle donne, Jamale (Gisèle Aouad), ossessionata dall'età e dal fisico, e infine Rose (Siham Haddad), che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella Lili (Aziza Semaan). Nel salone, tra colpi di spazzola e cerette al caramello, si parla di sesso e maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne. Nadine Labaki, insieme protagonista e regista del film, ci propone un affresco sulle donne, che non mancherà di andare dritto al cuore delle spettatrici, ma non solo. Un acquerello a tinte delicate, mai volgari, che tratta però temi di scottante attualità: la guerra, la convivenza tra cristiani e musulmani, il mischiarsi di abitudini ed etnie differenti. Stupiti, contempliamo come i problemi del mondo femminile siano sempre gli stessi, anche se il progresso sembra essersi fermato agli anni '80. Le donne fanno scudo, insieme, per affrontare le difficili realtà da cui sono circondate ed assalite. Con colori e fotografia degni dei pittori fiamminghi, Labaki poggia lo sguardo sulle dolci malinconie quotidiane, senza cadere nello scontato o nello stucchevole, e riuscendo a raccontare ben sei storie in una sola, senza che nessuna prenda il sopravvento. Narra attraverso gli occhi, i suoni, gli odori, in modo così pregnante da convincerci di poter toccare e assaporare, come se fossimo realmente immersi nell'atmosfera della ben bilanciata sceneggiatura. Una parola a parte va indubbiamente spesa per la colonna sonora, dosata con saggezza, sempre presente e non stancante, che non mancherà di far ricordare il suo autore, Khaled Mouzanar. March 09 Proposta di lettura
February 24 NAUSICAA DELLA VALLE DEL VENTO DI HAYAO MIYAZAKI
Il mondo di Nausicaä
Il pianeta, in seguito ad una catastrofica guerra di sette giorni (detti "di fuoco"), non è altro che una landa desolata, in gran parte desertica, un mondo contaminato, avvelenato ed in larga parte sterile a causa delle possenti radiazioni sprigionate dalle mostruose creature biomeccaniche partecipanti al conflitto bellico. I pochi superstiti dell’olocausto si sono riuniti in piccole e sparute comunità mentre la grande foresta tossica continua inarrestabile a cibarsi del poco terreno fertile rimasto. Nausicaa è la figlia del re della Valle del Vento, ed è dotata di misteriosi e potenti poteri telepatici che le permettono di percepire i più profondi e intimi sentimenti che risiedono nel cuore sia delle persone che degli insetti mutanti che abitano la foresta. La pacifica ed innocua Valle del Vento è improvvisamente, e senza apparenti valide motivazioni, invasa dalle forze dell’Impero di Tolmekia e sarà costretta suo malgrado ad allearsi con le truppe imperiali per combattere il minaccioso ed ostile Regno di Dorok.
February 04 AnniversarioArticolo del 30 gennaio
Le ceneri di Gandhi disperse in mare per l'anniversario della morte
Le ceneri del Mahatma Gandhi sono state disperse oggi in mare nel corso della cerimonia per il 60esimo anniversario della morte, avvenuta il 30 Gennaio del 1948. Dopo l'assassinio le ceneri erano state suddivise in più urne e portate in tutta l'India per essere immerse nei fiumi che le avrebbero portate al mare come vuole la tradizione. Una di queste però era rimasta in casa di un amico di Gandhi e i suoi figli l'avevano poi consegnata al museo del Mahatma a Mumbai. I discendenti di Gandhi hanno desiderato che la cerimonia di oggi fosse condotta dalla nipote del figlio maggiore di Gandhi, la 75enne Neelam Parikh, che ha immerso l'ultima urna nelle acque di Mumbai alla presenza di diversi esponenti del governo.
Gandhi diceva...
"Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Ma non cesserò mai di annunciarlo, con ogni fibra del mio cuore, con ogni strumento a mia disposizione, in ogni lingua che sarò in grado di parlare".
"Il mezzo può esser paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra seme e albero".
"Il singolo individuo può sfidare la violenza di un impero ingiusto per difendere il proprio onore, la propria religione, la propria anima e porre i presupposti per la caduta dell'impero o per la sua rigenerazione".
"La conclusione logica del sacrificio di sé è che l'individuo si sacrifica per la comunità, la comunità si sacrifica per il distretto, il distretto per la provincia, la provincia per la nazione e la nazione per il mondo".
"La non violenza, nella sua condizione dinamica, significa sofferenza consapevole. Non consiste in una docile sottomissione alla volontà del malvagio, ma nel contrapporre la propria anima alla volontà del tiranno".
"Il mondo è tenuto insieme da vincoli d'amore e dedizione. La storia non registra i quotidiani episodi d'amore e dedizione. Registra solo quelli di conflitto e guerra. Gli atti d'amore e generosità sono molto più frequenti dei conflitti e delle dispute".
"Un codardo non è capace di dichiarare il proprio amore. Questa è una prerogativa del coraggioso".
"Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino".
January 27 27 gennaio - Giornata della memoriaSE QUESTO E' UN UOMO
Voi che vivete sicuri Considerate se questo è un uomo Considerate se questa è una donna, Meditate che questo è stato: Coricandovi alzandovi; Primo Levi
"Là dove si danno alle fiamme i libri,
si finisce per bruciare anche gli uomini". H. Heine
" Prima vennero per gli ebrei Pastore evangelico
dal DIARIO DI ANNA FRANK:
9 ottobre 1942
Cara Kitty,
oggi non posso darti che notizie brutte e deprimenti. Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo è tutt'altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo di concentramento per eberei nella Drenthe.[…]
Westerbork dev'essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine... Fuggire è impossibile; quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico. Lunedì sera, 8 novembre 1943
...Ho un bel parlare del "dopoguerra", ma è come se parlassi di castelli in aria che non diverranno mai realtà. Penso alla nostra casa di prima, alle amiche, alle feste scolastiche, come penserei a cose di cui un altro ha fatto esperienza, non io.
Venerdì 29 ottobre 1943
Mi sento come un uccello che vorrebbe volare in alto ma continua a sbattere le ali contro la gabbia, nell'oscurità più totale.
Martedì, 6 giugno 1944
"This is D-day" disse alle 12 la radio inglese...
sabato 15 luglio 1944
« "la gioventù in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.» January 24 Tornerò...Un saluto ai miei visitatori
Sono sparita anche dalla chatt
Mando a tutti un arrivederci a presto e vi regalo una filastrocca di carnevale...
Se comandasse Arlecchino
Se comandasse Arlecchino Se Gianduia diventasse Se comandasse Pulcinella ( di Gianni Rodari) January 17 I racconti di Gogol'Il cappotto e Il naso sono tra i più significativi esiti della fantasia figurativa smisutata e della visione eccezionalmente surrealista del mondo del grande scrittore russo.
I due racconti costituiscono una amara e nello stesso tempo divertente satira dell'accidiosa burocrazia russa e degli apparati di tutto il mondo, popolati da personaggi interamente compresi nei loro ruoli e che conducono esistenze inautentiche e povere, qualora privati dei lustrini e degli oggetti che possiedono o dei gradi che ricoprono. Per i quali, spesso, qualsiasi imprevisto, più o meno drammatico, si rivela pericolosamente destabilizzante.
Il cappotto narra del gelo pietroburghese, quelo proprio di una città livida e ostile e della triste vicenda di un impiegato mite e remissivo, deriso dai colleghi, eternamente sottomesso, che viene derubato del cappotto, appena comperato dopo un anno di spaventosi sacrifici. L'indifferenza e l'egoismo degli altri lo finiranno ma imprevedibile è la vendetta...
Il naso racconta l'incredibile avventura dell'assessore collegiale kovalev, che si sveglia un bel mattino senza naso...
da IL NASO di N.GOGOL':
"Il maggiore Kovalèv aveva l'abitudine di andare ogni giorno a passeggio sulla Prospettiva Nevskij. Il colletto della sua camicia era sempre straordinariamente pulito e inamidato. I suoi basettoni erano di quel tipo che ancor oggi si può vedere fra gli agrimensori provinciali e distrettuali, gli architetti e i medici di reggimento, nonchè fra coloro che svolgono varie mansioni di polizia e, in genere, fra tutti quegli uomini che hanno guance piene e rubizze e giocano molto bene a boston: sono basettoni che attraversano una buona metà della guancia e arrivano fin sotto il naso. Il maggiore Kovalèv portava una quantità di ciondoli di corniola, sia con stemmi, sia con parole incise come: mercoledì, giovedì, lunedì e così via. Egli era venuto a Pietroburgo con uno scopo, e precisamente quello di cercare un posto conveniente al suo grado: se possibile, di vice governatore; altrimenti di cancelliere in qualche ministero importante. Il maggiore Kovalèv non era neppure alieno dall'ammogliarsi, ma solamente nel caso che la sposa avesse almeno duecentomila rubli di dote. Adesso, dunque, il lettore può giudicare da sè quale fosse lo stato d'animo del nostro maggiore quando vide uno stupidissimo spazio, piatto e liscio, al posto d'un degno e ben proporzionato naso....
Si morse le labbra con dispetto, uscì dalla pasticceria e, contrariamente alle sue abitudini, decise di non guardare nessuno e di non sorridere a nessuno. Tutt'a un tratto si fermò come inchiodato accanto al portone di una casa; sotto i suoi occhi si verificava un fenomeno inspiegabile. Davanti all'ingresso si era fermata una carrozza: gli sportelli si aprirono; piegandosi, ne balzò fuori un uomo in uniforme e corse su per la scala. Quale non furono lo spavento e nello stesso tempo lo stupore di Kovalèv quando in lui riconobbe il proprio naso! Davanti a questo spettacolo insolito, così almeno gli parve, la sua vista si annebbiò; sentiva che poteva appena reggersi in piedi, ma decise di aspettare a qualunque costo il ritorno del naso nella carrozza, sebbene tremasse tutto come in preda al delirio. Due minuti dopo, effettivamente, il naso uscì. Indossava un'uniforme ricamata in oro, con un grande colletto rigido; aveva pantaloni scamosciati e la spada al fianco. Dal cappello con le piume si poteva dedurre che si considerava in possesso del grado di consigliere di stato. Guardò da entrambe le parti, gridò al cocchiere «andiamo!» salì in carrozza e partì.
Il povero kovalev per poco non uscì di senno. Non sapeva nemmeno che cosa pensare di un fatto così strano. Com'era possibile, in realtà, che il naso che sino al giorno prima era sulla sua faccia, che non poteva nè camminare nè andare in carrozza, adesso fosse perfino in uniforme?..."
da IL CAPPOTTO di N. GOGOL':
"Bisogna dire la verità: dapprima gli fu difficile abituarsi a simili limitazioni, ma poi in qualche modo esse entrarono nella consuetudine e tutto andò benissimo; si era persino perfettamente allenato a digiunare la sera, ma in compenso si nutriva spiritualmente fantasticando all'idea del futuro cappotto. Da quel momento parve che la sua stessa esistenza si facesse in un certo senso più piena, come se si fosse sposato, come se qualche altra persona vivesse con lui, come se non fosse più solo, ma una gradita compagna avesse acconsentito a percorrere al suo fianco il cammino della vita, e quest'amica non era altri, appunto, che quel cappotto bene imbottito, con una robusta fodera che non si sarebbe consumata. Egli diventò anche più vivace, persino più fermo di carattere, come un uomo che s'è ormai stabilito e fissato uno scopo. Dalla sua faccia e dai suoi atti scomparvero il dubbio, l'indecisione, insomma, tutti gli aspetti oscillanti e indeterminati. Talvolta nei suoi occhi brillava una fiamma...
Akàkij Akakièviè si accorse soltanto che gli toglievano di dosso il cappotto e gli davano una spinta di dietro con il ginocchio; egli cadde bocconi nella neve e non capì più nulla. Dopo alcuni minuti ritornò in sè e si rialzò in piedi, ma ormai non c'era più nessuno...
E Pietroburgo rimase senza Akàkij Akakièviè, come se mai fosse esistito. Scomparve e si dileguò un essere che nessuno aveva difeso, che a nessuno era stato caro, per nessuno interessante, che non aveva attirato su di sè nemmeno l'attenzione del naturalista, il quale pure non disdegna di infilare su uno spillo una comunissima mosca e di osservarla al microscopio, un essere che aveva sopportato docilmente tutte le irrisioni del suo ufficio ed era sceso nella tomba senza aver compiuto alcuna straordinaria impresa; però, verso la fine della vita, a questo essere era apparso un ospite luminoso sotto forma d'un cappotto, un cappotto che per un istante aveva ravvivato la sua povera esistenza, ma sul quale poi s'era abbattuta implacabile la sciagura, così come si abbatte sugli imperatori e i sovrani del mondo...
Ma chi avrebbe potuto immaginare che questo non è ancora tutto a proposito di Akàkij Akakièviè, che egli era destinato a vivere ancora alcuni giorni dopo la sua morte e con gran rumore, come a ricompensa della sua vita da tutti trascurata? Eppure così accadde, e la nostra povera storia si conclude inaspettatamente nel modo più fantastico. Per Pietroburgo si sparsero a un tratto delle voci..."
January 15 Nuovo articolo sulla protesta rifiutiAltro articolo sulla protesta rifiuti a Cagliari di Giorgio Melis
"... Confesso di provare imbarazzo per la nostra informazione davanti a una così sobria, disperante e tagliente requisitoria. Con un'avvertenza. Non si può parlare di informazione se chi dice di esercitarla ha deciso di mentire, di prescindere dai fatti, acectta il comando “va e uccidi” e sa già chi deve osannare. Non c'è confronto con chi prende appunti, registra dati e numeri ma aveva già il pezzo scritto, falsificando quelli che aveva finto di ricercare. L'esempio più semplice di come si fa disinformazione da parte di tamburini e lecchini d'oro degli amici del padrone è nell'uso dei numeri. Seimila tonnellate di rifiuti da smaltire sembrano un'enormità ai profani, quali siamo anche noi. E spaventano. Se non si spiega contestualmente, buttando nel cestino le informazioni ricevute, che sono lo 0,5 per cento di quel che si produce in Sardegna, l'equivalente di due giorni e mezzo della spazzatura isolana. Se non si dice che la Sardegna ogni anno deve esportare, per far smaltire nella penisola o all'estero, quasi 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi per i quali non ha impianti adatti.
Così si può fare impunemente terrorismo, scatenare la tensione e le paure. Essere infine corresponsabili di guerriglia, violenza, vandalismo in luoghi religiosi, aggressione a tutori dell'ordine e cittadini di passaggio. Questo è l'aspetto più grave, che inchioda politici irresponsabili, editori, giornali e giornalisti istigatori e fomentatori di trame miserande. Che poi fingono recriminazioni e solidarietà, mostrano sghignazzando sotto i baffi lacrime da coccodrillo. Su base locale, sono peggio, superano il Caimano di Moretti. Abbiamo un altro genere di sauri: gonfi di putredine politica, morale e professionale. Sono gli aligatori che hanno sguazzato in questa puzzolente e fraudolenta discarica in cui è disonorata la politica, il giornalismo, la civiltà della convivenza e del rispetto anche nel dissenso fra avversari. Altro che pagina pagata. È ora di lanciare un appello generale per la caccia grossa a questi aligatori voraci, feroci, spietati. Sono un vero pericolo per la democrazia"
leggi intero articolo su:
altro articolo:
I paladini della libertà che sfidano il tiranno
|
||||||||||||
|
|