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    July 05

    ...per chi si sente gabbiano Jonathan o per chi sogna di "volare"...

     
               gabbiano_1_
     
    "...Ma il gabbiano Jonathan Livongston-che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentare la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo-no, non era un uccello come tanti.
    La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che delle nozioni elementari:gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volar non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra cosa al mondo, a jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
     
    Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietri i suoi esperimenti, quali suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando...E il gacbbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere...
     
    Imparò dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuoricosta, e coprire così un centnaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava...mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stavano appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia...
     
    Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui per lui, visse contento, e visse molto a lungo..."
     
     
    June 12

    no al nucleare

     

    Greenpeace Bari: NO al nucleare sovietico di ENEL

     

     

    Sei proprio sicuro di volere nuove centrali nucleari?

      

      

    Roma, Italia — Questa mattina attivisti di Greenpeace "in giacca e cravatta" hanno consegnato un regalo a Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, in occasione dell'assemblea degli azionisti del Gruppo. All'interno dell'assemblea, Fondazione Culturale Responsabilità Etica - con il sostegno di Greenpeace e CRBM (Campagna per la riforma della Banca Mondiale) - è intervenuta per portare all'attenzione degli investitori un documento di forte critica alla politica energetica di Enel pro carbone e pro nucleare.

    In Italia Enel ha intenzione di arrivare a coprire il 50% della propria produzione elettrica da carbone, il combustibile con le più alte emissioni di gas serra. La sola conversione a carbone della centrale di Civitavecchia comporterà l'emissione in atmosfera di oltre 10 Mt di tonnellate di CO2 ogni anno, mentre il Paese dovrebbe ridurle di 100 Mt al 2012 per rispettare gli obiettivi di Kyoto.

    Greenpeace critica fortemente anche la decisione di riversare 1,9 miliardi di euro nel completamento di due pericolosi reattori nucleari sovietici...

    http://www.greenpeace.org/italy/news/azionariato-critico

     
    May 06

    Persepolis

     

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    Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià.
    Con l'instaurazione della Repubblica islamica inizia il periodo dei "pasdaran" che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, che deve portare il velo, diventa rivoluzionaria.
    La guerra contro l'Iraq provoca bombardamenti, privazioni e la sparizione di parenti. La repressione interna diventa ogni giorno più dura e i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Austria per proteggerla.
    A Vienna, Marjane vive a 14 anni la sua seconda "rivoluzione": l'adolescenza, la libertà, l'amore ma anche l'esilio, la solitudine, la diversità.
    Sono rari i film di animazione in grado di far percepire al pubblico le difficoltà dell'esistenza di chi li ha ideati. Spesso impegno in difesa dei diritti e qualità grafica non convivono. In questo caso il connubio è perfettamente riuscito. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un'Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità. Ha anche un altro merito che le va attribuito: è riuscita a sfuggire alle sirene hollywoodiane che la volevano sedurre con la proposta di film in cui
    Jennifer Lopez sarebbe divenuta sua madre e Brad Pitt suo padre. Ha tenuto duro e ne è nata un'opera in bianco e nero (con lampi di colore) capace di raccontare un'infanzia e un'adolescenza al femminile comune e differente al contempo. Comune perchè tante giovani donne si potranno ritrovare nel suo percorso di crescita. Differente perchè la donna in Iran è (per chi ha dettato e detta le leggi) meno donna. Per una volta ci venga concessa una citazione diretta: vedere questa giovane regista non riuscire più a trattenere le lacrime nel corso di una standing ovation durata 15 minuti a Cannes dava la misura della difficoltà di una vita ma anche della necessità di non dimenticare lo springsteeniano "No retreat no surrender".

    April 30

    EROE ( STORIA DI LUIGI DELLE BICOCCHE)

       
     
      VIENI A BALLARE IN PUGLIA
     
      
    April 25

    oggi è festa...

     
    April 14

    film: INTO THE WILD

     
    ...DA VEDERE ASSOLUTAMENTE
     
      
     
      
     
    Into the wild è la libera trasposizione del libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme" diventato un classico della sottocultura urbana. Dalla lettura del libro, Sean Penn ha dovuto aspettare ben dieci anni prima di ottenere i diritti. Questa incredibile pazienza testimonia una testarda sensibilità che è unica nel panorama cinematografico di oggi.
    Sono due gli elementi che hanno guidato Penn nel doppio binario della regia e della sceneggiatura. Il tema della fuga ma soprattutto quello dell'inseguimento di un qualcosa che faciliti la conoscenza di sé.
    Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà, la pellicola racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia a tutte le sue sicurezze materiali per immergersi all'interno della natura selvaggia. Il forte trasformismo di Emile Hirsh facilita per lo spettatore un'istantanea immedesimazione in una figura tormentata che non viene dipinta né come giovane avventuriero né come idealista ingenuo. La maestria con cui Penn miscela tematiche così diverse e complesse è unica. Il fascino della selvatichezza dell'ambiente, le difficoltà dei legami di sangue, l'individualismo contro il bisogno di amore e le contraddizioni dell'idealismo nelle sue spinte critiche ma anche arroganti.
    Il film ha una valenza politica nonostante questo non sia l'intento di base. Alle volte, si trasforma in un vero e proprio atto di fede il cui credo fugge da tutto ciò che è religioso in senso stretto per trovare sfogo in una dimensione che è solo e unicamente personale. Tutti le persone che Chris incontrerà lungo il suo peregrinare oltre a colmare un vuoto familiare, fonte di profonde sofferenze, amplificano l'idea di un percorso a stadi funzionale a liberarsi da qualsiasi dipendenza da ogni tipo di comfort e privilegio. L'acquisizione della saggezza avviene quasi per osmosi attaverso la spontaneità e la profondità degli incontri fatti.
    Ancora più maturo e disinvolto nel lavoro registico, Penn gioca di forti contrasti nell'alternare gli ampi spazi dei diversi paesaggi mostrati al costante senso di vuoto del ragazzo che risulta essere una pura estensione dell'enormità della natura.
    March 24

    Daniele Silvestri

    " CHE BELLA FACCIA"
     
      
     
    March 20

    Buona Pasqua a tutti!!!

     

    buona-pasqua

    Dall'uovo di Pasqua
    è uscito un pulcino
    di gesso arancione
    col becco turchino.
    Ha detto: "Vado,
    mi metto in viaggio
    e porto a tutti
    un grande messaggio".
    E volteggiando
    di qua e di là
    attraversando
    paesi e città
    ha scritto sui muri,
    nel cielo e per terra:
    "Viva la pace,
    abbasso la guerra".

    Gianni Rodari

    March 13

    FILM: CARAMEL

     
     
      
     
    A Beirut, alcune donne lavorano in un istituto di bellezza: Layale (Nadine Labaki), innamorata di un uomo sposato, Nisrine (Yasmine Al Masri), che sta per sposarsi e non sa come dire al futuro sposo che ha già perduto la verginità, Rima (Joanna Moukarzel), che non riesce ad accettare di essere attratta dalle donne, Jamale (Gisèle Aouad), ossessionata dall'età e dal fisico, e infine Rose (Siham Haddad), che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella Lili (Aziza Semaan). Nel salone, tra colpi di spazzola e cerette al caramello, si parla di sesso e maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne.
    Nadine Labaki, insieme protagonista e regista del film, ci propone un affresco sulle donne, che non mancherà di andare dritto al cuore delle spettatrici, ma non solo. Un acquerello a tinte delicate, mai volgari, che tratta però temi di scottante attualità: la guerra, la convivenza tra cristiani e musulmani, il mischiarsi di abitudini ed etnie differenti. Stupiti, contempliamo come i problemi del mondo femminile siano sempre gli stessi, anche se il progresso sembra essersi fermato agli anni '80. Le donne fanno scudo, insieme, per affrontare le difficili realtà da cui sono circondate ed assalite.
    Con colori e fotografia degni dei pittori fiamminghi, Labaki poggia lo sguardo sulle dolci malinconie quotidiane, senza cadere nello scontato o nello stucchevole, e riuscendo a raccontare ben sei storie in una sola, senza che nessuna prenda il sopravvento. Narra attraverso gli occhi, i suoni, gli odori, in modo così pregnante da convincerci di poter toccare e assaporare, come se fossimo realmente immersi nell'atmosfera della ben bilanciata sceneggiatura.
    Una parola a parte va indubbiamente spesa per la colonna sonora, dosata con saggezza, sempre presente e non stancante, che non mancherà di far ricordare il suo autore, Khaled Mouzanar.
    March 09

    Proposta di lettura

    "Diario di scuola", di Daniel Pennac

    Gli ultimi saranno. Forse non i primi, ma saranno. E' questo il messaggio che emerge dall'ultimo libro dello scrittore francese Daniel Pennac, "Diario di scuola", uscito in Italia il 21 febbraio.
    Caso letterario in Francia, questo romanzo-saggio tratta problema della scuola dal punto di vista dell'allievo "asino".
    Come ribadisce l'autore, ex-somaro lui stesso, il libro, ricco di riferimanti autobiografici, non ha come argomento gli "asini", ma il dolore provato da questi ultimi nello scoprirsi tali.
    Dolce e pungente, il libro cattura il lettore facendolo immedesimare nelle angosce, nella vergogna ma soprattutto nelle paure che prova l'allievo che non riesce ad essere bravo a scuola.
    Il dolore che prova il somaro non è un tormento solitario: spesso di tale sentimento è resa partecipe la famiglia, la quale vive come una frustrazione l'incapacità del figlio, giudicandola erroneamente come premonitrice di futuri e certi fallimenti, nonchè i professori, i quali provano un senso di sconfitta nel vedere i tentativi di insegnamento vanificarsi di fronte al somaro.
    "Diario di scuola" non vuole investigare sulle cause dell'essere asino; nessuna indagine psicologica o sociologica si ritrova all'interno del libro, ma piuttosto emerge un'accettazione del "mistero" riguardante le cause che rendono un allievo un "somaro".
    Secondo Pennac, è necessario "combattere" tale fenomeno iniziando innanzitutto a far amare ai ragazzi gli argomenti che essi odiano.
    I professori diventano allora il fulcro della questione: un professore che riesce a trasmettere la passione per la materia che insegna, il quale non ha paura di mettersi in gioco con gli allievi, diventa automaticamente l'antidoto migliore alla non riuscita scolastica; il buon insegnante sa inoltre che l'apprendimento è un processo lungo e complesso, che necessita di lentezza e a cui non può essere chiesto di uniformarsi alla frenesia tipica della società di oggi.
     
    Nei vari incontri con il pubblico tenuti dall'autore, Pennac ha toccato più volte questo tema, sottolineando come i bisogni che lui considera "fondamentali" (scrivere, ragionare riflettere) siano azioni che necessitino di silenzio, concentrazione e individualismo, concetti palesemente in contrasto con il modo di vivere attuale.
    Analizzando gli adolescenti di oggi, che lo scrittore definisce "ragazzi-clienti", egli ha rilevato quanto essi siano in relatà plasmati ad uso e consumo della società del marketing:i loro bisogni e desideri devono essere soddisfatti tutti e subito, e non c'è da stupirsi se poi si verificano episodi di bullismo e violenza.
    Insomma, un romanzo da leggere, che può dare fiducia agli asini e "assolvere" coloro che lo sono stati.
     
    martina Ambrosini in  http://www.peacereporter.net/
     
    February 24

    NAUSICAA DELLA VALLE DEL VENTO DI HAYAO MIYAZAKI

      

         

    Il mondo di Nausicaä

     

    Il pianeta, in seguito ad una catastrofica guerra di sette giorni (detti "di fuoco"), non è altro che una landa desolata, in gran parte desertica, un mondo contaminato, avvelenato ed in larga parte sterile a causa delle possenti radiazioni sprigionate dalle mostruose creature biomeccaniche partecipanti al conflitto bellico. I pochi superstiti dell’olocausto si sono riuniti in piccole e sparute comunità mentre la grande foresta tossica continua inarrestabile a cibarsi del poco terreno fertile rimasto. Nausicaa è la figlia del re della Valle del Vento, ed è dotata di misteriosi e potenti poteri telepatici che le permettono di percepire i più profondi e intimi sentimenti che risiedono nel cuore sia delle persone che degli insetti mutanti che abitano la foresta. La pacifica ed innocua Valle del Vento è improvvisamente, e senza apparenti valide motivazioni, invasa dalle forze dell’Impero di Tolmekia e sarà costretta suo malgrado ad allearsi con le truppe imperiali per combattere il minaccioso ed ostile Regno di Dorok.

       

     

     

     
    February 14

    14 febbraio

     
    Cuore rosso
    Cuore rosso 
    February 04

    Anniversario

     

    Articolo del 30 gennaio

     

     

    Le ceneri di Gandhi disperse in mare per l'anniversario della morte

     

    Le ceneri del Mahatma Gandhi sono state disperse oggi in mare nel corso della cerimonia per il 60esimo anniversario della morte, avvenuta il 30 Gennaio del 1948. Dopo l'assassinio le ceneri erano state suddivise in più urne e portate in tutta l'India per essere immerse nei fiumi che le avrebbero portate al mare come vuole la tradizione. Una di queste però era rimasta in casa di un amico di Gandhi e i suoi figli l'avevano poi consegnata al museo del Mahatma a Mumbai. I discendenti di Gandhi hanno desiderato che la cerimonia di oggi fosse condotta dalla nipote del figlio maggiore di Gandhi, la 75enne Neelam Parikh, che ha immerso l'ultima urna nelle acque di Mumbai alla presenza di diversi esponenti del governo.
     

    Gandhi diceva... 

     

    "Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Ma non cesserò mai di annunciarlo, con ogni fibra del mio cuore, con ogni strumento a mia disposizione, in ogni lingua che sarò in grado di parlare".

     

    "Il mezzo può esser paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c'è tra seme e albero".

     

    "Il singolo individuo può sfidare la violenza di un impero ingiusto per difendere il proprio onore, la propria religione, la propria anima e porre i presupposti per la caduta dell'impero o per la sua rigenerazione".

     

    "La conclusione logica del sacrificio di sé è che l'individuo si sacrifica per la comunità, la comunità si sacrifica per il distretto, il distretto per la provincia, la provincia per la nazione e la nazione per il mondo".

     

    "La non violenza, nella sua condizione dinamica, significa sofferenza consapevole. Non consiste in una docile sottomissione alla volontà del malvagio, ma nel contrapporre la propria anima alla volontà del tiranno".

     

    "Il mondo è tenuto insieme da vincoli d'amore e dedizione. La storia non registra i quotidiani episodi d'amore e dedizione. Registra solo quelli di conflitto e guerra. Gli atti d'amore e generosità sono molto più frequenti dei conflitti e delle dispute".

     

    "Un codardo non è capace di dichiarare il proprio amore. Questa è una prerogativa del coraggioso".

     

      "Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino".

     

    January 27

    27 gennaio - Giornata della memoria

     
    SE QUESTO E' UN UOMO
     

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case;
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no

    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d'inverno

    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,

    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia ve lo impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.

                                                    Primo Levi
     
     
                    "Là dove si danno alle fiamme i libri,
                    si finisce per bruciare anche gli uomini".

                                                   H. Heine

     

    " Prima vennero per gli ebrei
    e io non dissi nulla perché
    non ero ebreo.

    Poi vennero per i comunisti
    e io non dissi nulla perché
    non ero comunista.

    Poi vennero per i sindacalisti
    e io non dissi nulla perché
    non ero sindacalista.

    Poi vennero a prendere me.
    E non era rimasto più nessuno
    che potesse dire qualcosa."


    Martin Niemoeller

    Pastore evangelico
    deportato a Dachau

     

    dal DIARIO DI ANNA FRANK:

    9 ottobre 1942

    Cara Kitty,

    oggi non posso darti che notizie brutte e deprimenti. Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo è tutt'altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo di concentramento per eberei nella Drenthe.[…]

    Westerbork dev'essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine... Fuggire è impossibile; quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico.
    Se in Olanda stanno già così male, come saranno nelle contrade barbare e lontane dove li mandano? Supponiamo cheper lo più vengano assassinati. La radio inglese dice che li gasano. Forse è il metodo più spiccio per morire. Sono molto turbata.

    Lunedì sera, 8 novembre 1943

    ...Ho un bel parlare del "dopoguerra", ma è come se parlassi di castelli in aria che non diverranno mai realtà. Penso alla nostra casa di prima, alle amiche, alle feste scolastiche, come penserei a cose di cui un altro ha fatto esperienza, non io.
    L'alloggio segreto col nostro gruppo di rifugiati mi sembra uno squarcio di cielo azzurro attorniato da nubi nere cariche di pioggia. L'area rotonda e circoscritta su cui stiamo è ancora sicura, ma le nubi si avvicinano sempre di più e sempre più stretto diventa il cerchio che ci separa dal cerchio incombente. Siamo immersi nelle tenebre e nel pericolo e urtiamo gli uni contro gli altri cercando disperatamente una via di salvezza. Guardiamo tutti in basso dove gli uomini combattono, guardiamo in alto dove regnano la quiete e la bellezza e intanto siamo tagliati fuori da quella tetra massa che non ci lascia salire in alto ma sta dinanzi a noi che come un muro impenetrabile, che ci vuol schiacciare ma ancora non può ancora. Non posso far altro che gridare e implorare: «O cerchio, o cerchio, allargati, apriti, lasciaci uscire!»
                                                           La tua Anna

     

    Venerdì 29 ottobre 1943

    Mi sento come un uccello che vorrebbe volare in alto ma continua a sbattere le ali contro la gabbia, nell'oscurità più totale.

    Martedì, 6 giugno 1944

    "This is D-day" disse alle 12 la radio inglese...
    The invasion has begun!...
    Secondo i notiziari tedeschi, paracadutisti inglesi sono atterrati in Francia. Mezzi da sbarco inglesi combattono con i marinai tedeschi, dice la BBC.
    L'alloggio segreto è in subbuglio! Si avvicina dunque davvero la liberazione lungamente attesa, la liberazione di cui si è tanto parlato, ma che è troppo bella, troppo leggendaria per diventar mai realtà? Quest'anno, 1944, ci darà la vittoria? Non lo sappiamo ancora, ma la speranza ci fa rivivere, ci ridona coraggio e forza. Ci vorrà coraggio infatti per resistere alle continue angosce, alle privazioni, alle sofferenze; ora ciò che più importa è rimanere calmi e tenaci. Ora più che mai occorre ficcare le unghie nella carne per non gridare. La Francia, la Russia, l'Italia e anche la Germania possono gridare per la loro miseria; noi non ne abbiamo ancora il diritto.
    O Kitty, la cosa più bella dell'invasione è che io ho la sensazione che stiano arrivando degli amici. Questi orrendi tedeschi ci hanno così lungamente oppressi, tenendoci il coltello alla gola, che il pensiero degli amici e della salvezza ci riempie nuovamente l'animo di fiducia.
    Non si tratta più solamente degli ebrei, ma dell'Olanda e di tutta l'Europa occupata. Forse, dice Margot, a settembre o a ottobre potrò tornare a scuola.

     

    sabato 15 luglio 1944

     

    « "la gioventù  in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.»

     

     
     
    January 26

    Gli insetti del podere e Il mio nemico

     
    ...video un po' datati ma ancora attuali...
     
     
     
     
    ...
     
     
     
    January 24

    Tornerò...

    Un saluto ai miei visitatori Sorriso ogni tanto qualcuno passa e mi saluta...questi giorni però non sto rispondendo a nessuno perchè tra supplenze e lezioni non sono mai a casa. Inoltre sono così tanto stanca che vado a nanna presto Assonnato Il mio blog è semi abbandonato ma...tornerò presto...
    Sono sparita anche dalla chatt Triste ...sono passati i giorni in cui non avevo nulla da fare e mi dedicavo alle pubbliche relazioni A bocca aperta
    Mando a tutti un arrivederci a presto e vi regalo una filastrocca di carnevale...
     
     
    Se comandasse Arlecchino 
     

    Se comandasse Arlecchino
    il cielo sai come lo vuole?
    A toppe di cento colori
    cucite con un raggio di sole.

    Se Gianduia diventasse
    ministro dello Stato,
    farebbe le case di zucchero
    con le porte di cioccolato.

    Se comandasse Pulcinella
    la legge sarebbe questa:
    a chi ha brutti pensieri
    sia data una nuova testa.

    ( di Gianni Rodari)

    tarantellamascherine

     
    January 17

    I racconti di Gogol'

     
    Il cappotto e Il naso sono tra i più significativi esiti della fantasia figurativa smisutata e della visione eccezionalmente surrealista del mondo del grande scrittore russo.
    I due racconti costituiscono una amara e nello stesso tempo divertente satira dell'accidiosa burocrazia russa e degli apparati di tutto il mondo, popolati da personaggi interamente compresi nei loro ruoli e che conducono esistenze inautentiche e povere, qualora privati dei lustrini e degli oggetti che possiedono o dei gradi che ricoprono. Per i quali, spesso, qualsiasi imprevisto, più o meno drammatico, si rivela pericolosamente destabilizzante.
     
    Il cappotto narra del gelo pietroburghese, quelo proprio di una città livida e ostile e della triste vicenda di un impiegato mite e remissivo, deriso dai colleghi, eternamente sottomesso, che viene derubato del cappotto, appena comperato dopo un anno di spaventosi sacrifici. L'indifferenza e l'egoismo degli altri lo finiranno ma imprevedibile è la vendetta...
     
    Il naso racconta l'incredibile avventura dell'assessore collegiale kovalev, che si sveglia un bel mattino senza naso...
     
     
     
    da IL NASO di N.GOGOL':
     
     
    "Il maggiore Kovalèv aveva l'abitudine di andare ogni giorno a passeggio sulla Prospettiva Nevskij. Il colletto della sua camicia era sempre straordinariamente pulito e inamidato. I suoi basettoni erano di quel tipo che ancor oggi si può vedere fra gli agrimensori provinciali e distrettuali, gli architetti e i medici di reggimento, nonchè fra coloro che svolgono varie mansioni di polizia e, in genere, fra tutti quegli uomini che hanno guance piene e rubizze e giocano molto bene a boston: sono basettoni che attraversano una buona metà della guancia e arrivano fin sotto il naso. Il maggiore Kovalèv portava una quantità di ciondoli di corniola, sia con stemmi, sia con parole incise come: mercoledì, giovedì, lunedì e così via. Egli era venuto a Pietroburgo con uno scopo, e precisamente quello di cercare un posto conveniente al suo grado: se possibile, di vice governatore; altrimenti di cancelliere in qualche ministero importante. Il maggiore Kovalèv non era neppure alieno dall'ammogliarsi, ma solamente nel caso che la sposa avesse almeno duecentomila rubli di dote. Adesso, dunque, il lettore può giudicare da sè quale fosse lo stato d'animo del nostro maggiore quando vide uno stupidissimo spazio, piatto e liscio, al posto d'un degno e ben proporzionato naso....
     
    Si morse le labbra con dispetto, uscì dalla pasticceria e, contrariamente alle sue abitudini, decise di non guardare nessuno e di non sorridere a nessuno. Tutt'a un tratto si fermò come inchiodato accanto al portone di una casa; sotto i suoi occhi si verificava un fenomeno inspiegabile. Davanti all'ingresso si era fermata una carrozza: gli sportelli si aprirono; piegandosi, ne balzò fuori un uomo in uniforme e corse su per la scala. Quale non furono lo spavento e nello stesso tempo lo stupore di Kovalèv quando in lui riconobbe il proprio naso! Davanti a questo spettacolo insolito, così almeno gli parve, la sua vista si annebbiò; sentiva che poteva appena reggersi in piedi, ma decise di aspettare a qualunque costo il ritorno del naso nella carrozza, sebbene tremasse tutto come in preda al delirio. Due minuti dopo, effettivamente, il naso uscì. Indossava un'uniforme ricamata in oro, con un grande colletto rigido; aveva pantaloni scamosciati e la spada al fianco. Dal cappello con le piume si poteva dedurre che si considerava in possesso del grado di consigliere di stato. Guardò da entrambe le parti, gridò al cocchiere «andiamo!» salì in carrozza e partì.
     Il povero kovalev per poco non uscì di senno. Non sapeva nemmeno che cosa pensare di un fatto così strano. Com'era possibile, in realtà, che il naso che sino al giorno prima era sulla sua faccia, che non poteva nè camminare nè andare in carrozza, adesso fosse perfino in uniforme?..."
     
    da IL CAPPOTTO di N. GOGOL':
     
    "Bisogna dire la verità: dapprima gli fu difficile abituarsi a simili limitazioni, ma poi in qualche modo esse entrarono nella consuetudine e tutto andò benissimo; si era persino perfettamente allenato a digiunare la sera, ma in compenso si nutriva spiritualmente fantasticando all'idea del futuro cappotto. Da quel momento parve che la sua stessa esistenza si facesse in un certo senso più piena, come se si fosse sposato, come se qualche altra persona vivesse con lui, come se non fosse più solo, ma una gradita compagna avesse acconsentito a percorrere al suo fianco il cammino della vita, e quest'amica non era altri, appunto, che quel cappotto bene imbottito, con una robusta fodera che non si sarebbe consumata. Egli diventò anche più vivace, persino più fermo di carattere, come un uomo che s'è ormai stabilito e fissato uno scopo. Dalla sua faccia e dai suoi atti scomparvero il dubbio, l'indecisione, insomma, tutti gli aspetti oscillanti e indeterminati. Talvolta nei suoi occhi brillava una fiamma...
     
    Akàkij Akakièviè si accorse soltanto che gli toglievano di dosso il cappotto e gli davano una spinta di dietro con il ginocchio; egli cadde bocconi nella neve e non capì più nulla. Dopo alcuni minuti ritornò in sè e si rialzò in piedi, ma ormai non c'era più nessuno...
     
     E Pietroburgo rimase senza Akàkij Akakièviè, come se mai fosse esistito. Scomparve e si dileguò un essere che nessuno aveva difeso, che a nessuno era stato caro, per nessuno interessante, che non aveva attirato su di sè nemmeno l'attenzione del naturalista, il quale pure non disdegna di infilare su uno spillo una comunissima mosca e di osservarla al microscopio, un essere che aveva sopportato docilmente tutte le irrisioni del suo ufficio ed era sceso nella tomba senza aver compiuto alcuna straordinaria impresa; però, verso la fine della vita, a questo essere era apparso un ospite luminoso sotto forma d'un cappotto, un cappotto che per un istante aveva ravvivato la sua povera esistenza, ma sul quale poi s'era abbattuta implacabile la sciagura, così come si abbatte sugli imperatori e i sovrani del mondo...
     
    Ma chi avrebbe potuto immaginare che questo non è ancora tutto a proposito di Akàkij Akakièviè, che egli era destinato a vivere ancora alcuni giorni dopo la sua morte e con gran rumore, come a ricompensa della sua vita da tutti trascurata? Eppure così accadde, e la nostra povera storia si conclude inaspettatamente nel modo più fantastico. Per Pietroburgo si sparsero a un tratto delle voci..."
     
     
     
    January 15

    Nuovo articolo sulla protesta rifiuti

     
    Altro articolo sulla protesta rifiuti a Cagliari di Giorgio Melis
     
    "... Confesso di provare imbarazzo per la nostra informazione davanti a una così sobria, disperante e tagliente requisitoria. Con un'avvertenza. Non si può parlare di informazione se chi dice di esercitarla ha deciso di mentire, di prescindere dai fatti, acectta il comando “va e uccidi” e sa già chi deve osannare. Non c'è confronto con chi prende appunti, registra dati e numeri ma aveva già il pezzo scritto, falsificando quelli che aveva finto di ricercare. L'esempio più semplice di come si fa disinformazione da parte di tamburini e lecchini d'oro degli amici del padrone è nell'uso dei numeri. Seimila tonnellate di rifiuti da smaltire sembrano un'enormità ai profani, quali siamo anche noi. E spaventano. Se non si spiega contestualmente, buttando nel cestino le informazioni ricevute, che sono lo 0,5 per cento di quel che si produce in Sardegna, l'equivalente di due giorni e mezzo della spazzatura isolana. Se non si dice che la Sardegna ogni anno deve esportare, per far smaltire nella penisola o all'estero, quasi 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi per i quali non ha impianti adatti.

    Così si può fare impunemente terrorismo, scatenare la tensione e le paure. Essere infine corresponsabili di guerriglia, violenza, vandalismo in luoghi religiosi, aggressione a tutori dell'ordine e cittadini di passaggio. Questo è l'aspetto più grave, che inchioda politici irresponsabili, editori, giornali e giornalisti istigatori e fomentatori di trame miserande. Che poi fingono recriminazioni e solidarietà, mostrano sghignazzando sotto i baffi lacrime da coccodrillo. Su base locale, sono peggio, superano il Caimano di Moretti. Abbiamo un altro genere di sauri: gonfi di putredine politica, morale e professionale. Sono gli aligatori che hanno sguazzato in questa puzzolente e fraudolenta discarica in cui è disonorata la politica, il giornalismo, la civiltà della convivenza e del rispetto anche nel dissenso fra avversari. Altro che pagina pagata. È ora di lanciare un appello generale per la caccia grossa a questi aligatori voraci, feroci, spietati. Sono un vero pericolo per la democrazia"

     

    leggi intero articolo su:
     
     
    altro articolo:
     

    I paladini della libertà che sfidano il tiranno
    hanno dimenticato di leggere la Costituzione

    di Rossana Deplano e Giorgio Mangiaracina

    vedi su: www.altravoce.net

     
    January 12

    Protesta rifiuti a Cagliari 11-01-2008

     
     
    A proposito della protesta che c'è stata a Cagliari contro l'arrivo dei rifiuti campani riporto ( in parte) un articolo a mio parere interessante e vi lascio il link:
     
     

    Una sporca battaglia premeditata
    cercata, voluta e perduta
    Terrorismo politico-informativo:
    disonora i sardi più dei rifiuti

    di Giorgio Melis

    Una battaglia voluta, ricercata, creata, premeditata. Attizzata con una sinergia politico-informativa e falsi clamorosi: per creare la tensione e l'allarmismo necessari per far precipitare la situazione. Preceduto e accompagnato da inaccettabili responsabilità della Regione e di Renato Soru nella mancata gestione trasparente dell'operazione. Ma gli scontri in cui è degenerata la contrapposizione sulle banchine e all'esterno del porto industriale sono frutto di una vera e propria strategia della tensione. L'ha innestata a freddo L'Unione Sarda ieri mattina, evocando falsi scenari terrificanti in una titolazione apocalittica: in contrastro con il contenuto stesso dell'articolo. È proseguita con ambigui o deliranti servizi da parte di Videolina e Rai3, in un crescendo di azioni e reazioni politiche che hanno creato il giusto clima per far esplodere tutto all'arrivo del traghetto con 22 Tir e 600 tonnellate di rifiuti da Napoli...

    Davvero era necessario arrivare a tanto? Davvero una protesta assolutamente legittima doveva essere forzata oltre il dovuto e sfociare in aspri scontri, come se la Sardegna stesse per essere invasa da una flotta di unni per spargere sangue e veleni e dunque da respingere a qualunque costo? Bisogna riportare i fatti alla loro reale portata. Era in arrivo una nave con 600 tonnellate di rifiuti a bordo, altre due con carico analogo erano in partenza da Napoli e sono state bloccate.

    Tardivamente, ieri sera Soru ha spiegato che la Sardegna ha preso l'impegno di addossarsi e smaltire seimila tonnellate di spazzatura. Doveva spiegarlo tutto, bene e subito: senza reticenze. Si deve dissentire con forza da questa comunicazione scadente e monca: non avrebbe cambiato nulla nel disegno premeditato ma avrebbe reso tutto meno ambiguo. Ma si è voluta montare una deliberata politica che c'entra nulla con i rifiuti: solo mettere nel mirino Soru, colpirlo a qualunque costo, anche pronti a una protesta che poteva degenerare.

    Ci sono state teste rotte, feriti lievi. Ci fossero state conseguenze più gravi, sapremmo chi ringraziare: testate giornalistiche, politici, sindaci e onorevoli vari. In particolare gli indipendentisti, a cominciare da Gavino Sale. Con grande coerenza e intelligenza politica ha fatto da testa d'ariete ai militanti e dirigenti dei partiti del centrodestra. Quelli che a suo tempo non alzarono un dito contro l'operazione segreta del governo Berlusconi per lo stoccaggio delle scorie radioattive in Sardegna. Quelli che erano contro lo sfratto degli americani da La Maddalena. Quelli che sono ancora contro battaglia per eliminare le servitù militari. Complimenti per la compagnia.

    Le ragioni dell'indipendenza, la dignità dei sardi si difendono “affondando” alcuni carichi di spazzatura in un'emergenza nazionale senza precedenti? Il disonore e l'offesa è rivolta ai soli sardi? Altre 11 Regioni si sono dichiarate disponibili e hanno precisato le quantità di rifiuti che smaltiranno. Cinquemila il Piemonte e l'Emilia, stessa quantità forse per la Sicilia che in cambio chiede soldi per i termovalorizzatori, quattromila la Toscana, fino al minuscolo Molise che ne smaltirà tremila, e mille la Calabria, senza impianti. Alla Sardegna ne toccano seimila. Meno di quanto ne produce e tratta in tre giorni tre (2.190 tonnellate al dì).

    Seimila tonnellate sulle 800 mila annue, tutte nostre. Il quattro per mille della capienza delle nostre discariche, che attualmente è di un milione 700 mila tonnellate. Senza precisare l'ordine delle grandezze rapportate a quelle nostre complessive, senza ricordare che due terzi d'Italia (a parte Lombardia e Veneto, i maggiori clienti a prezzi stracciati della camorra per dirottare i loro rifiuti in Campania) si sono coinvolti responsabilmente nell'operazione. Senza chiedersi a che titolo e con quale motivazione la Sardegna avrebbe potuto sottrarsi all'obbligo di partecipare a risolvere un'emergenza nazionale.

    Senza tutto questo, non si può che censurare aspramente una cinica e sporca battaglia condotta esasperando fino all'inverosimile la portata e le ricadute dell'operazione. Dunque il fondamento stesso di una protesta ben sopra le righe: esasperata volutamente e spregiudicatamente. Questo è il punto: si è ingigantita una vicenda per spaventare la gente, per spingerla alla reazione, per giustificare una protesta politica orchestrata da ben precise forze con le solite, determinanti collusioni giornalistiche a tutto campo...

    Per una grande contestazione popolare e politica, bisognava preventivamente preparare il terreno, avvelenare i pozzi e l'ambiente sociale. Per tutta la giornata di mercoledì, nel colpevole e ambiguo silenzio della Regione, tutti gli organi di informazione avevano recepito che dovessero arrivare almeno 1500 tonnellate di rifiuti, forse il doppio, e così hanno scritto e detto ieri. A differenza degli altri, L'Unione Sarda ha sparato a tutta pagina: “Per un anno in Sardegna arriveranno i rifiuti di Napoli. Ogni settimana 750 tonnellate”, che per 52 fa 39 mila tonnellate. Da far tremare, la prospettiva della monnezza-express, dei convogli navali che per dodici mesi avrebbero dovuto portare i traghetti sulla rotta Napoli-Cagliari od Olbia con un carico di rifiuti. Di queste falsificazione, nell'articolo non c'è traccia, tranne un vago accenno a spedizioni ripetute nel tempo.

    Com'è che gli altri giornali e tv avevano solo il dato di 1.500 tonnellate e L'Unione una cifra 24 volte superiore? Solo nel titolo e non nel testo, il dettaglio di 750 tonnellate a settimana per dodici mesi (l'incarico del commissario straordinario De Gennaro per liquidare l'emergenza è fissato in quattro mesi). Informazioni riservate? No, perché era tutto vago, generico, senza una fonte, una notizia ufficiale od ufficiosa. Una premeditata scelta: terroristica. Bisognava spargere da un capo all'altro della Sardegna (fatevi raccontare com'era presentata la rassegna stampa del primo mattino su Videolina, per cogliere l'aspetto apocalittico, con la tv a fare da cassa di risonanza al quotidiano) la certezza che un'alluvione di pattume stesse per essere riversata sulla Sardegna, invasa per un anno, 365 giorni, da valanghe trash...

    ... Finisce mica qui...

    http://www.altravoce.net/2008/01/11/premeditazione.html

    altri aricoli:

    Due buone notizie tra Napoli e Cagliari
    Spero non brucino come paglia
    o come quei sacchi attorno ai cassonetti

    di Giulio Angioni

    http://www.altravoce.net/2008/01/11/energie.html

    Chi ha istigato e pagato gli ultras per le violenze con gli squadristi?
    Trama politica: per occultarele ecoballe spaziali di Unione e Polo

    di Giorgio Melis

    http://www.altravoce.net/2008/01/12/ecoballe.html

    Dalla curva a Bonaria, contro Soru
     Notte di violenza con gli ultrasal fianco dei contestatori della destra

    di Cinzia Isola

    http://www.altravoce.net/2008/01/12/violenti.html

    Soru: solidarietà dovuta e rischi zero
    La Sardegna esporta rifiuti nocivi
    In Procura contro le falsità de L'Unione

    di Marco Murgia

    http://www.altravoce.net/2008/01/12/disponibili.html

    Quell'Apocalisse annunciata dai media
    e l'improvviso sdegno ecologista
    di chi non sembrava amasse la Sardegna

    di Francesca Madrigali

    http://www.altravoce.net/2008/01/12/apocalisse.html

    Il tricolore da arrotolare quando non serve
    Sconfitta la linea dell'egoismo
    di un centrodestra finto ambientalista

    di Antonio Piras

    http://www.altravoce.net/2008/01/12/valori.html

     

    January 10

    Bob Marley - Three Little Birds

     
    Dedicata a chi in questo momento è triste , scoraggiato o preoccupato...Sorriso
     
     
     
        
     
     
    Tre Piccoli Uccelli

    Non preoccuparti di niente,
    perchè ogni piccola cosa andrà bene.
    Cantando: non preoccuparti di niente,
    perchè ogni piccola cosa andrà bene!

    Mi son svegliato stamattina,
    sorridente con il sole che stava sorgendo,
    tre picccoli uccelli
    erano seduti sul gradino della porta
    cantando dolci canzoni
    dalle melodie pure e vere,
    dicendo "questo è il mio messaggio per te"
     
    ...

    Cantando: non preoccuparti di niente, di niente, oh!
    ogni piccola cosa andrà bene! Non preoccuparti!
    Cantando: non preoccuparti di niente, io non mi preoccupo!
    perchè ogni piccola cosa andrà bene!
    ...