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July 28 Bruno Tognolini presenta...PER GLI INCENDI DELLA SARDEGNA Macchia di mirti, corbezzoli, cisti Scura dimora di mondi mai visti Madre di piccola vita stupenda FUOCO LA PRENDA Bosco di sughere, castagni, lecci Padre di foglie, fatto d'intrecci Nero di ombre, fitto di luci FUOCO LO BRUCI Terra di rocce ruggine e argento Madre d'incendi figli del vento Non serve a niente che canti e che piangi FUOCO LA MANGI Mano segreta che spargi quel fuoco Bruci il tuo mondo per così poco D'ora in avanti prima che accenda GIUSTIZIA TI PRENDA July 21 " Zio Mondo" di Bruno TognoliniDal libro...
Viveva, in un'isola piena di luce chiamata Sardegna, una bambina dal cuore lucente chiamata Nietta. Era piccola e bella, scura di pelle, nera di pelo, piena di pepe. ...In quel momento una civetta bianca volò sulle spalle di Nietta e le disse: -Andiamo. Così partirono Nietta, Babballòtti, Babbaiòla, Pibitzìri e Cuccumèo, camminando sulle terre addormente, sotto la zia notte zitta e le stelle ziette zitelle. Il viaggio fu lungo e lunghissimo, e si dissero un mucchio di cose... <<Le storie, e tra esse soprattutto le fiabe, sono attrezzi di comprensione della vita. Forse, prima ancora che di comprensione, di "avvistamento". Servono per distinguere la vita, percepirne la forma e nominarla. Come quando guardiamo una congerie incomprensibile di cose, un letto di foglie, le macchie sul muro, le nuvole: non distinguiamo niente, distogliamo lo sguardo. Se però continuiamo a guardare, a un certo punto ci vediamo un animale, e questo in qualche modo ci tranquillizza. "Ecco - diciamo - è un coniglio, è un cammello". Quell'animale è la "storia" che rende, prima ancora che comprensibile, visibile e poi nominabile quel caos. Il negativo della vita si presenta a grandi e bambini in forme caotiche e insensate, incomprensibili e talora inaffrontabili. Le storie - e le loro avanguardie, le fiabe - danno una forma e dei nomi a questo caos. La vita, con le sue gioie e i suoi mali, acquista forma specchiandosi sullo specchio delle storie. Perciò le prime storie, le fiabe, per specchiare e rendere visibili le prime campate della vita, devono essere specchi lindi e scintillanti. ...Un'altra funzione primaria ed eterna delle storie è quella di far balenare "altrove" meravigliosi, regni lontanissimi e stupendi, perché nasca in ciascuno il desiderio di mettersi per via, coi piedi o con lo spirito. E niente di strano che, se una volta gli altrove delle storie erano i regni d'oltremare, le isole sconosciute, le foci del Nilo, oggi siano le campagne e i fiumi e il cielo magari appena fuori città. Per molti bambini che vivono nelle città, e che magari ne analizzano i destini ecologici sui libri di scuola, questi mondi sono regni remoti e fiabeschi. E allora eccoli specchiati nella fiaba come orizzonti di viaggio e d'avventura. ...In Sardegna, come in altre terre del Sud d'Italia, non è ancora scomparso del tutto l'uso di chiamare ogni adulto Zio o Zia: Zio Marras, Zia Mariangela, Zio Lilliccu. È forse un modo di generare fra gli uomini, o magari scaramanticamente augurare, una parentela espansa, non troppo vincolante (non fratello e sorella: zio e zia) ma solidale e fidata, che premunisca contro l'estraneità, la solitudine davanti ai mali del vivere. Io credo che questo imparentarsi col mondo sia un gioco a due, reciproco e speculare, come quelli che fanno le bambine battendo le mani una di fronte all'altra. Nietta trova zii dappertutto perché lei si sente nipotina di tutto. Forse perché ha avuto genitori e parenti e vicini e maestre che le hanno insegnato, con l'esempio, così. È solo una fiaba, d'accordo, iperbolica ed esemplare: forse non esiste un mondo "zio" degli uomini; ma credo che i bambini "nipotini" possano essere ancora tanti...>>. Bruno Tognolini July 18 FilastroccaJuly 16 FilastroccaPER UNA TV QUADRA TONDA
Mio nonno ciccione si chiama Felice: è vero anche se la TV non lo dice. In piazza da ieri è arrivata la giostra: è vero anche se la TV non la mostra. A me piace Chicco ma a lui piace Carla: è vero anche se la TV non ne parla. A quello che dico mio padre ci crede: è vero anche se in TV non lo vede. Le cose del mondo son molte di più di quelle che entrano nella TV. E se lo disegni, è presto spiegato: il mondo è rotondo, il video è quadrato. Bruno Tognolini
July 05 ...per chi si sente gabbiano Jonathan o per chi sogna di "volare"..."...Ma il gabbiano Jonathan Livongston-che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentare la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo-no, non era un uccello come tanti.
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che delle nozioni elementari:gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volar non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra cosa al mondo, a jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietri i suoi esperimenti, quali suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando...E il gacbbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere...
Imparò dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuoricosta, e coprire così un centnaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava...mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stavano appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia...
Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui per lui, visse contento, e visse molto a lungo..."
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